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mercoledì, 13 Settembre 2017 / Pubblicato il Articoli

Identità di gruppo e coesione: forza e risorsa di una squadra Somigli C., Corazzi S., CISSPAT Lab

1Identità di gruppo e coesione: forza e risorsa di una squadra

Somigli C., Corazzi S., CISSPAT Lab

La psicologia dello sport interviene a diversi livelli: sull’individuo o sul gruppo, con tecniche specifiche o con strumenti che attingono alla più ampia area della psicologia applicata.

Da novembre 2016 a giugno 2017 abbiamo lavorato con gli atleti dell’Accademia zonale di rugby under 18 di Roma seguendo un protocollo di intervento standardizzato, ma lasciando aperta la possibilità di modificarlo e adattarlo alla realtà dell’Accademia dove la psicologia dello sport è entrata per la prima volta proprio nella passata stagione sportiva.

L’intervento ha avuto cadenza settimanale, con incontri che duravano circa 1 ora con i 27 giovani atleti e qualche volta anche alla presenza dello staff tecnico.

Entrando con rispetto e curiosità in questo sistema abbiamo capito da subito come l’esigenza primaria fosse quella di costruire un’identità di gruppo che permettesse agli atleti di aumentare il loro potenziale di coesione, compattezza e intesa in campo, fattore fondamentale in ogni sport di squadra.

Alle Accademie zonali afferiscono giovani provenienti dal territorio dove l’accademia sorge, ma anche da regioni limitrofe; in quella di Roma vivono atleti provenienti da Lazio, Umbria, Sardegna e Abruzzo. Poiché l’accademia ha una durata di due anni, ogni anno il gruppo cambia per l’uscita degli atleti che completano il secondo anno e l’ingresso dei nuovi giovani che iniziano il loro percorso. Ogni gruppo ha, quindi, una ‘vita annuale’ per la quale i ragazzi devono riadattarsi al un nuovo sistema.

Il buon adattamento non è affatto scontato e l’intervento della psicologia dello sport può essere fondamentale in questo senso.

All’inizio del percorso lo staff tecnico ha riferito che l’anno precedente si erano verificati diversi episodi gravi a livello comportamentale, atti goliardici sfociati in vessazioni o strutturazione di gerarchie di potere chiuse e basate sulla prevaricazione.

Alla luce di queste informazioni accanto all’insegnamento di tecniche specifiche rivolte al miglioramento della prestazione atletica, come il rilassamento e la respirazione, l’intervento si è centrato sul modificare le dinamiche di gruppo, individuando leader positivi che potessero dare l’impronta giusta al nuovo sistema.2

È spontaneamente emerso dal gruppo un atleta del secondo anno che, vittima di vessazioni durante la passata stagione, si è dapprima posto ‘accanto’ alle psicologhe per poi ‘tornare’ nel gruppo sotto una luce di maggior prestigio e autorevolezza. Spesso negli interventi di gruppo ha fatto da ‘assistente’ proponendosi per primo nelle attività e mettendosi in gioco nell’esprimere pensieri, sentimenti e esperienze personali, sollecitando gli altri a emergere e definirsi. La posizione fisica durante gli incontri era sempre centrale rispetto al gruppo dei compagni e frontale rispetto alle psicologhe.

Negli ultimi mesi della stagione, per consolidare il lavoro fatto sulla dimensione gruppale, sono state scelte due tecniche mutuate dalla psicoterapia sistemico relazionale: la tecnica dello Zaino di Alfredo Canevaro (2008) e lo strumento dello Stemma che ben si prestava a rappresentare simbolicamente l’identità della squadra, intesa come organizzazione di relazioni con vincoli e risorse (adattato da Fulmer, 1983).

6Nell’incontro dello’ zaino’ si è chiesto agli atleti del secondo anno di pensare ad una loro caratteristica e/o dote, che ritenevano potesse essere una risorsa, da lasciare ‘in eredità’ ad uno dei loro compagni o al gruppo che proseguiva.

Partiti con baldanza, i ragazzi si sono ben presto trovati in difficoltà, sopraffatti dalle emozioni.

Il ragazzo di cui abbiamo sopra parlato, si è subito proposto di iniziare per poi fermarsi e dire: “Beh mica è facile”. Ha quindi detto: ”Vi lascio la mia voglia di studiare, così vi finisco”, per poi prendersi del tempo e, con occhi lucidi lasciare ai suoi compagni “la voglia di giocare, sempre e comunque”.

Ad un certo punto un ragazzo del primo anno ha chiesto alle psicologhe se anche loro avrebbero  lasciare qualcosa ai compagni che andavano via. Il calore emotivo è aumentato, così come la vicinanza fisica, intensificandosi lo scambio di ‘parti di sé’ da donare e condividere con gli altri.

L’incontro successivo, l’ultimo della stagione, ha visto coinvolti anche gli allenatori della mischia e dei tre/quarti; è stato chiesto ai ragazzi di dividersi secondo l’appartenenza al proprio reparto e insieme al rispettivo allenatore e di disegnare uno stemma che li rappresentasse. La proposta è stata accolta con entusiasmo da tecnici e atleti che si sono messi subito al lavoro per “stare nei tempi” concordati.

I tre/quarti 3

Il reparto ha subito focalizzato alcune sue caratteristiche. L’eleganza, rappresentata dal cappellino sul pallone, e la velocità data dagli scarpini e dalle ali, disegnate sempre sul pallone. Infine sono stati disegnati ovviamente i pali, elemento caratterizzante del reparto.

La mischia

4Il portavoce del gruppo, “l’assistente delle psicologhe”, ha descritto l’uomo di mischia come “l’uomo ciotto” che fa pesi e mangia proteine. L’uomo di mischia è forte sul petto, nel quale “tiene” tutti i suoi componenti e rappresenta la testa della squadra: ”Senza la mischia non si va da nessuna parte”.

In ultimo si è chiesto di fare uno stemma unico che rappresentasse la squadra nella sua interezza e coesione. In pochissimi minuti si sono messi d’accordo, dopo un breve momento divertente nel quale ciascun reparto cercava di “imporsi” sull’altro. I ragazzi hanno deciso di forzare la consegna, che prevedeva la creazione di uno stemma ex novo, ed hanno modificato, facendo delle aggiunte, lo stesso della mischia.

Questo è il risultato finale5

All’uomo di mischia sono state aggiunte le ali, ha intorno a sé le maglie con i numeri dei ¾ e alle sue spalle i pali, i suoi scarpini sono colorati in due modi diversi. Sui pali c’è scritto “HRoma Boyz”.
 
 
 
 
 
Somigli C., Corazzi S., CISSPAT Lab
 
 
 
 
 

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